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bilinguismo

Bilinguismo

 

Le recenti ricerche sul cervello bilingue hanno contribuito non solo a sfatare i pregiudizi negativi sul bilinguismo, ma anche a dimostrare che lo sviluppo bilingue in età evolutiva comporta vantaggi maggiori di quello che può essere la conoscenza di due lingue. Ai benefici ben conosciuti, ovvero l’accesso a due culture, la maggiore tolleranza verso le altre culture, e gli indubbi futuri vantaggi sul mercato del lavoro, se ne aggiungono altri molto meno conosciuti, ma forse più importanti, relativi al modo di pensare e di agire in situazioni diverse. Per comprendere questi effetti è necessario innanzitutto partire dal presupposto che il cervello è perfettamente in grado di ‘gestire’ due o più lingue simultaneamente fin dalla nascita. Basta pensare che in molte parti del mondo è perfettamente normale crescere multilingui, anzi, è il monolinguismo a rappresentare l’eccezione.

E’ anche noto che benefici cognitivi più generali, e meno conosciuti riguardano il controllo esecutivo sull’attenzione. Soggetti bilingui risultano avvantaggiati, rispetto ai coetanei monolingui, nel passaggio rapido da un compito ad un altro quando entrambi i compiti richiedono attenzione selettiva e capacità di ignorare fattori interferenti e questa capacità rimane inalterata anche in età adulta. ( Sorace, 2004 )

Sembra inoltre che alcuni di questi vantaggi cognitivi vengano mantenuti nella terza età, proteggendo in qualche modo i parlanti bilingui dal declino delle funzioni cognitive che in genere accompagna l’invecchiamento, ritardandone i sintomi. Anche nella pratica riabilitativa, si verifica sempre più di frequente di dover affrontare problematiche legate all’acquisizione di due lingue sia in età evolutiva che in età adulta e geriatrica.

I primi studi riportati in letteratura differenziavano la localizzazione emisferica della madre lingua rispetto alla lingua secondaria e sottolineavano anche che esiste una ulteriore differenziazione a seconda dell’epoca di vita durante la quale il soggetto è stato esposto alle due ( o più ) lingue.

Nel caso di soggetti afasici bilingui, spesso si riscontrava un recupero più rapido per la lingua madre, mentre l’altra lingua seguiva un percorso frammentario. Questo determinava, nell’ambito del percorso riabilitativo, la scelta di privilegiare una sola lingua, sopprimendo l’altra. Recenti studi dimostrano invece che è fondamentale il mantenimento di ambedue le lingue, in quanto la lingua in cui il bilingue è meno competente avrebbe effetti di generalizzazione e di trasferimento dei riapprendimenti sulla lingua non trattata. In generale, negli approcci semantici, basati sulla stimolazione dei significati delle parole, il trasfert cross-linguistico si fonda sulle proprietà semantiche di una parola che attraverso associazioni mentali richiamerebbero con più facilità vocaboli semanticamente collegati anche nella lingua non direttamente trattata ( Ansaldo; Saidi, 2013 )