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Conversazione, Narrazione e Comunicazione

Conversazione, Narrazione e Comunicazione

 

Conversazione ( Hilmann, 2005) significa “'cambiare direzione con', tornare indietro, invertire il movimento, e probabilmente ha a che fare con l'andare avanti e indietro con qualcuno o qualcosa, voltandosi e dirigendosi verso lo stesso terreno dalla direzione opposta. Una conversazione fa cambiare direzione alle cose e per ogni conversazione esiste un 'verso' un rovescio, un lato opposto.

Per questo lo stile delle nostre conversazioni deve essere un po' sconcertante, cambiando la direzione prevista di un pensiero o di un sentimento. Ed è per questo che dobbiamo parlare con ironia, e perfino con scherno, con sarcasmo. magari scioccando anche: perché la coscienza arriva attraverso un piccolo shock di consapevolezza, tenendoci sul filo, acuti, desti, e un pochino di traverso.”

La conversazione è una modalità per gestire al meglio la dimensione sociale del processo di comunicazione , gli eventuali ‘difetti’ che lo caratterizzano controllando/limitando gli effetti delle inferenze non desiderate; è una situazione sociale organizzata secondo un’alternanza di turni da parte dei soggetti.

D’altra parte la comunicazione sottende sempre un dialogo, dunque la presenza di un altro (compreso l’altro che è dentro di noi), e la possibilità di una risposta alla quale si può attribuire la funzione caratterizzante del linguaggio . Parlare è sempre rivolgersi a qualcuno e, di conseguenza, andare incontro ad una risposta.

Mentre la narrazione è, come sottolinea Bruner, “il primo dispositivo interpretativo e conoscitivo di cui l'uomo,in quanto soggetto socio-culturalmente situato, fa uso nella sua esperienza di vita”. La narrazione attiva processi di elaborazione, interpretazione, comprensione, rievocazione di esperienze, accadimenti, fatti.

E’, quindi, un modo umano fondamentale per dare significato all’esperienza. E’ la rappresentazione, tramite le parole, i gesti e/o le immagini, di una sequenza ordinata, coerente e dotata di significato, di azioni, eventi, intenzioni e sentimenti umani. Risulta, pertanto, efficace in quei processi di analisi particolarmente complesse, in cui giocano un ruolo centrale i soggetti umani, le loro storie, le opzioni culturali, etiche,i valori di cui sono portatori, le loro intenzioni, motivazioni, scelte e le relazioni intersoggettive su un piano cognitivo-culturale e su un piano affettivo-relazionale.

Momenti di scambio comunicativo anche in presenza dei caregivers, mediante la conversazione ( applicando le regole del conversazionalismo ) e la narrazione possono avere un ruolo importante, sia nel bambino “parlatore tardivo” o con Disturbo specifico di Linguaggio, sia nell’anziano che comincia a perdere la competenza comunicativa e/o conversazionale o comunque in tutti coloro che hanno difficoltà a livello comunicativo-linguistico.

Età Evolutiva

In letteratura è riportato che circa il 15% dei bambini di 2 anni ha un ritardo del vocabolario espressivo in assenza di difficoltà cognitive e sensoriali e che il 50% di questi è poi a rischio di problematiche relative all’adattamento sociale e all’apprendimento. Sono definiti Late Talkers o PARLATORI TARDIVI quei bambini che a 24 mesi hanno un vocabolario con meno di 50 parole e non hanno ancora iniziato a combinare le parole in funzione di frase; i parlatori tardivi possono recuperare lo sviluppo linguistico intorno ai 4 anni, oppure evolvere in soggetti con Disturbo Specifico di Linguaggio (Rescorla, 2002).
I Late Bloomers (parlatori che "sbocciano" in ritardo) sono invece quei bambini con un ritardo di acquisizione del linguaggio che però rientrano nella norma entro i 36-40 mesi. E’ importante poter identificare, con criteri affidabili e condivisi, i “tratti clinici distintivi”, attraverso cui prevedere l’evolvere di un profilo comunicativo-linguistico atipico in semplice ritardo o in un vero disturbo della competenza verbale.
Utilizzare la conversazione e la narrazione, ma soprattutto fornire ai genitori un modello di interazione che porti ad una modificazione del comportamento comunicativo verbale, spesso porta ad identificare precocemente i bambini che svilupperanno un disturbo espressivo, ma soprattutto porta ad una riduzione di comportamenti anomali che sono riconducibili ad una alterazione della competenza comunicativa.

Età Adulta

Conversazione e narrazione sono un ottimo supporto in ambito riabilitativo, ma soprattutto negli scambi comunicativi che possono avvenire in qualsiasi altra realtà ( es. a casa) in soggetti con lesioni cerebrovascolari o con esito di trauma cranico, se si condividono i principi delle tecniche conversazionali. In questo modo si riconosce al soggetto la capacità di comunicare così come è in grado di fare e il conversante rispetta regole precise che confermano la sua capacità di conversare ( Vigorelli, 2004. www.formalzheimer.it).

Età Geriatrica

L’anziano con decadimento cognitivo spesso perde la competenza verbale ma non quella comunicativa. L’utilizzo della conversazione è fondamentale per mantenere anche altre funzioni cerebrali attive o comunque supportate per far sì che il deterioramento avvenga quanto più tardi possibile. Questo obiettivo si raggiunge con più facilità se si conversa con il vecchio, rispettando i suoi tempi e le sue possibilità.

D’altra parte ciascuna persona avanti negli anni ama raccontare perché è depositaria di eventi e conoscenze pregresse che desidera tramandare. Ecco allora che la narrazione diventa non solo una modalità di riconoscimento del ruolo svolto nella società, ma anche di capacità di rievocazione e di attivazione di funzioni cerebrali come l’attenzione, la memoria, le emozioni etc.