Invecchiamento Attivo
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Invecchiamento Attivo e Creativo

 

L'invecchiamento è un fenomeno fisiologico e rappresenta una trasformazione nel corso del tempo che richiede un continuo adattamento e l’accettazione della modificabilità.

Negli ultimi decenni numerosi ricercatori hanno evidenziato che l’invecchiamento psichico non comporta un declino progressivo e irreversibile di tutti gli aspetti comportamentali, che può accompagnarsi ad un’incidenza della disabilità e invalidità, ma al contrario può presentare, accanto al decadimento di certe funzioni, il conservarsi di altre e la compensazione da parte di altre ancora.

Baltes e Baltes (1990) ritengono sia possibile ipotizzare che l’invecchiamento non necessariamente comporta una riduzione delle attività cognitive, ma può esserci una ottimizzazione selettiva delle capacità di adattamento.

Gli studi hanno inoltre evidenziato che sul modo di invecchiare incidono molti fattori: genetici, educativo-culturali, economici, familiari e sociali, eventi e esperienze della vita, personalità e condizioni di salute.

Il processo di invecchiamento, dunque, di per sé non implica necessariamente una patologia a carattere degenerativo, come dimostra un numero sempre maggiore di persone che raggiungono in buona salute fisica e mentale livelli di età notevolmente avanzati. Accanto a questi ci sono naturalmente persone che presentano segni di decadimento e patologie involutive.

Invecchiare attivamente può fare la differenza: un anziano che nelle diverse fasi della vita si è preparato ad un invecchiamento che lo vede protagonista della propria salute vive meglio la dimensione bio-psico-sociale che lo riguarda diventando una valida risorsa per la collettività.

Nel 2002 in un documento pubblicato dall’Oms, l’invecchiamento attivo è definito come «il processo di ottimizzazione delle opportunità di salute, partecipazione e sicurezza al fine di migliorare la qualità di vita delle persone anziane».

Questo approccio permette agli individui di realizzare il proprio benessere fisico, sociale, mentale ed economico attraverso il corso della vita e partecipare personalmente ad una società che da parte sua fornisce adeguata protezione e cura. La parola “attivo” , quindi, non si riferisce solo all’essere fisicamente efficienti ma anche al continuare a partecipare alla vita economica, culturale e civica della comunità.

“La longevità attiva si costruisce nella quotidianità, vivendo concretamente le proprie scelte nell’ambito di un processo di continua revisione delle mete, degli obiettivi e delle strade per raggiungerli … non consiste tanto nel prolungamento della propria attività professionale o nella riproposizione, magari a scartamento ridotto, della propria esistenza nell’età adulta, ma piuttosto in una discontinuità, voluta e perseguita: praticare attività nuove, diverse, scoprire potenzialità individuali neglette o semplicemente trascurate perché obbligati a occuparsi d’altro “( Bresolin F.; Minello A.; Gallucci M.. 2007).

Abbiamo detto che in generale, l’invecchiamento attivo si riferisce al mantenimento di un ruolo partecipativo nella società a livello sociale e culturale.

Si può, però, fare un passo ulteriore e favorire un processo di «invecchiamento creativo» (CREATIVE AGEING ) , ovvero un processo dinamico che continua un’abilità presente già in età evolutiva e che si perpetua nel tempo, in quanto la creatività è patrimonio di ciascun individuo. L’invecchiamento creativo si configura come un processo a più dimensioni che esige regole proprie come flessibilità mentale, emotività libera, apertura nei confronti del prossimo con dimostrazione di sensibilità e solidarietà e quindi valorizzazione delle proprie capacità alla predisposizione, intense relazioni con altri soggetti.

L'anziano è in grado di riscoprire una creatività dimenticata e di manifestarla in tante modalità diverse, di orientare il pensiero verso soluzioni innovative.

Inoltre la sua intelligenza, sottoposta a frequenti stimolazioni, va incontro meno facilmente a quel progressivo declino tanto frequente in chi non continua a far lavorare attivamente il proprio cervello.

In alcuni casi la riattivazione della creatività in età avanzata rappresenta anche un compenso alla riduzione progressiva di funzioni sensoriali e neuromotorie. Le ricerche hanno dimostrato che anche le persone anziane abituate da lungo tempo a svolgere attività e compiti esecutivi, meccanici, qualora vengano adeguatamente sollecitate riescono ad esprimere il loro potenziale creativo (Cesa-Bianchi, 2006). L'espressione creativa in età avanzata può infatti influenzare la qualità del processo di invecchiamento, sollecitare nuovi interessi e impegni, modificare il senso della quotidianità.

Accanto ai requisiti interiori l’invecchiamento creativo necessita anche di «luoghi creativi», luoghi che consentono agli anziani di sviluppare la loro creatività, li stimolano alla relazionalità e alla necessità di trovare soluzioni alle loro esigenze. Questi luoghi non vanno intesi solo in senso fisico, ma vanno pensati anche in termini immateriali e sono costituiti da opportunità, sperimentazioni, stili di vita, identità.

In questi “luoghi”l’anziano può ancora essere partecipe della società, protagonista di una fase nuova ma soprattutto diversa della sua esistenza nella quale è in grado di realizzare percorsi in ambiti nei quali, nel corso della sua vita, aveva avuto scarsa esperienza.

Se si dovesse paragonare la vecchiaia alla malattia, si dovrebbe forse scegliere una condizione di ‘normalità’ nella vita dell’uomo quale parametro unico per definire la salute. Ciò non può avvenire perché ogni età dell’uomo ha la propria ‘normalità’.

Esistono, in altri termini, tante normalità ( come esistono tanti mondi possibili ) in rapporto alle diverse età (infanzia, adolescenza, maturità etc.). In questo senso, la vecchiaia non è una ‘perdita di normalità’ ma di per sé stessa è una condizione normale, specifica nei diversi livelli : fisico, psicologico, sociale.

La nostra società dovrà subire profonde e radicali modificazioni per accettare questa nuova realtà e vedere l’ invecchiamento non più come un problema sanitario, ma come una realtà soprattutto sociale che riconoscerà all’uomo che invecchia identica dignità e possibilità di estrinsecare le proprie competenze.